Domenica XIV per annum - B – “Un profeta non è disprezzato se non in patria…”
La Parola di Dio che oggi ascolteremo ci porta a Nazaret, paese dove Gesù è cresciuto. Il profeta torna nella sua patria, nella sua casa, tra i suoi… Cosa riceve in cambio il rifiuto! Torna tra i suoi parenti…zii, conoscenti, cugini ….e non fratelli (Maria non ebbe altri se non lui solo). La confidenza dell’averlo accompagnato nella crescita, chiude il cuore al sua vera identità. O forse dovremmo dire che tutti si aspettavano dal loro compaesano delle azioni davvero forti e sconvolgenti, capaci di liberare dal giogo romano… si aspettavano che finalmente quel piccolo e insignificante paesello, su cui pendeva una brutta e negativa nomea, venisse all’onore delle cronache e così potesse diventare un paese importante perché quel Messia da tutti atteso, era cresciuto in mezzo a loro… Niente di tutto questo! Gesù è un profeta che annuncia la pace, annuncia la bellezza di sentirsi figli, la forza del perdono, la gioia di donare….niente di sconvolgente e di violento.
Quante volte anche noi ci chiudiamo alla Parola di Gesù! Spesso quando la Parola ci mette in crisi, ci costringe a fare i conti con la nostra coscienza, ci rimprovera scelte poco umane e poco cristiane, ci spinge a fare invece scelte forti e degne del nostro essere discepoli di Gesù, allora noi preferiamo far finta che quella Parola non è rivolta a noi. Anzi ci schiudiamo nelle nostre povere certezze e rifiutiamo sia la Parola, che chi la ripropone a noi oggi. Allora mille pensieri e mille scuse ed espedienti per scusare la nostra poca disponibilità! È tutto colpa di una Parola “fuori moda”, impossibile da vivere, strana ed esageratamente esigente... e poi ci viene proposta da un uomo debole, incoerente, facente parte di una categoria strana…spesso peccatore!...!!! Mille buone ragioni per non ascoltare soprattutto quel Gesù che ci richiama alla bellezza di sentirci figli e uomini e donne salvati. Capaci di una fede che “oltrepassa” anche la sofferenza e la morte.
Noi facciamo come i compaesani di Gesù. Essi cercano qualcosa di imperfetto in quel Gesù cresciuto nella casa e nella famiglia di Giuseppe, sotto sguardo di una Madre così umile, tra cugini-fratelli, zii e zie più importanti dei suoi genitori, con pecche e imperfezioni (proprie di ogni uomo)…e così, mentre si perdevano dietro a poveri ragionamenti non si aprono alla gioia dell’annuncio del Regno, e Gesù “non poteva compiere nessun prodigio…..e …si meravigliava della loro incredulità”.
Fratelli e sorelle, preghiamo perchè non capiti lo stesso anche a noi….persi nei nostri mille ragionamenti accomodanti e pieni di timore….lasciamo che Gesù passi oltre la nostra vita e, così, neanche in noi non potrà fare “nessun prodigio…”.
don Luigi Tommasone