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Vangelo della Domenica: Questi è il Figlio mio...l'amato!

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II Domenica di Quaresima – B “Questi è il Figlio mio, l’amato, ascoltatelo!”

Come la prima domenica di Quaresima ha sempre il tema del deserto e delle tentazioni, così la seconda di Quaresima ha sempre il tema della Trasfigurazione. Gesù dopo la professione di fede di Pietro, che lo riconosce “il Cristo”, e il conseguente invito - al “diabolico” intervento del povero e confuso Pietro - di ritornare a porsi “dietro al Maestro” nel camino della sequela, Gesù prende i tre, Pietro, Giacomo e Giovanni, e sale sul monte dove si “trasfigura” davanti a loro. Egli chiama come testimoni la Legge (Mosè) e i Profeti (Elia), mentre il Padre “ripresenta” Lui, l’Amato, e invita tutti ad ascoltarlo. In questo momento “teofanico” la gloria di Cristo rifulge davanti a loro, e diventa, così, quasi un profetico avvertimento per gli apostoli. Infatti, non sarà facile riconoscerlo nel momento dell’abbandono e della passione, quando la cattiveria umana si abbatterà sul di Lui. Nello stesso tempo, di contro ad ogni attesa messianica che si sarebbe imposta con la forza, il Padre presenta l’Amato, il “solo Gesù” che resta con loro (unica sicurezza), e che “imporrà” un messianismo che si manifesterà nella misericordia e nel perdono.
Anche per noi, oggi, Cristo l’Amato, resta il “solo” che può rivoluzionare la nostra vita e - attraverso di noi - rivoluzionare ogni situazione di povertà, di ingiustizia, di paura e di terrore, con la forza dell’amore misericordioso. 
Cosa chiedere se non aiutarci a “trasfigurare” anche la nostra vita con la sua Parola e con i suoi sacramenti; a “trasfigurare” le nostre relazioni con il suo amore e la sua misericordia. Allora sì che tutto si trasformerà se vince Gesù nella nostra vita, sul nostro egoismo e sulle nostre miserie.
“La trasfigurazione non è un avvenimento che arriva a un certo momento dell’esistenza, dopo la morte, ma… dal momento che si dà adesione a Gesù, c’è una trasformazione continua. Più si accoglie il suo amore e più ci si trasforma, di gloria in gloria, cioè si rende visibile l’amore che si è ricevuto comunicandolo agli altri.”


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