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Vangelo della Domenica: Gesù percorreva i villaggi d'intorno, insegnando

Vangelo della Domenica: Gesù percorreva i villaggi d'intorno, insegnando

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XIV domenica per annum- B – a cura di Enzo Bianchi priore di Bose

 

Il brano evangelico di questa domenica ci interroga se siamo muniti di fede-fiducia in Gesù, una pagina che riguarda la nostra fede, la nostra disponibilità a credere.  Gesù ha un gruppo di discepoli che vivono con lui (cf. Mc 3,13-19), passando di villaggio in villaggio per predicare, in giorno di sabato entra nella sinagoga di Nazaret, “la sua patria”, la terra dei suoi padri. Torna a Nazaret come un rabbi, un “maestro” dai tratti profetici, capace di operare guarigioni, azioni miracolose con le sue mani. La prima reazione è di stupore e ammirazione: è un bravo predicatore, ha autorevolezza, la sua parola colpisce e appare ricca di sapienza. La domanda che suscita è: “Da dove  gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi operati dalle sue mani?”. E in questo stupore superficiale ecco emergere un’altra domanda: “Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?”. Si tratta in realtà di un interrogativo che contiene in sé una sfumatura denigratoria. Gesù – si pensa – ha esercitato soltanto il mestiere di falegname, dunque non è autorizzato a insegnare; inoltre è il figlio di Maria, di lui si conosce il padre, che non viene nominato, e i suoi familiari sono ben conosciuti, risiedono tuttora nel villaggio. Dunque che cosa pretende, che cosa vuole? Perché dovrebbe essere “altro”, o qualcuno con una missione speciale? Sì, Gesù era un uomo come gli altri, si presentava senza tratti straordinari, appariva fragile come ogni essere umano. Così quotidiano, così dimesso, senza qualcosa che nella sua forma umana proclamasse la sua gloria e la sua singolarità, senza un “cerimoniale” fatto di persone che lo accompagnassero e lo rendessero solenne e munito di potere nel suo apparire in mezzo agli altri. Costoro sono fieri di conoscere Gesù umanamente, “secondo la carne” (2Cor 5,16), ma in realtà impediscono a se stessi la sua vera conoscenza.

Dunque quel ritorno al villaggio natale è stato un fallimento. Gesù lo comprende e osa proclamarlo ad alta voce: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”. Sì, questo è avvenuto: proprio chi pretendeva di conoscerlo, in quanto concittadino, vicino o familiare, giunge a non riconoscere la sua vera identità e finisce per disprezzarlo. 

Gesù allora si mette a curare i malati là presenti, impone loro le sue mani e ne guarisce solo qualcuno, ma è come se non avesse operato prodigi, perché il miracolo avviene quando il testimone è disposto a passare dall’incredulità alla fede. A Nazaret invece sono restati tutti increduli, per questo Marco sentenzia: “non poteva compiere nessuna azione di potenza ”. Il profeta non accolto proprio da coloro ai quali è inviato, disprezzato da quanti gli sono più vicini; il guaritore che non può fare il bene perché ciò gli è impedito dalla non accoglienza della sua azione che dona salvezza.

Gesù “si stupisce della loro mancanza di fede, e tuttavia resta saldo: continua con fedeltà la sua missione in obbedienza a colui che lo ha inviato, andando altrove, sempre predicando e operando il bene. Ma senza ricevere fede-fiducia, Gesù non riesce né a convertire né a curare, e neppure a fare il bene.


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